Tiroide: il sale iodato ha stroncato l’endemia di gozzo in Umbria

Tiroide: il sale iodato ha stroncato l’endemia di gozzo in Umbria

La campagna di iodioprofilassi avviata da metà anni ’90 ha ridotto drasticamente l’incidenza di patologie da carenza di iodo nella popolazione umbra

Ipertiroidismo, ipotiroidismo e gozzo tiroideo. Queste tre patologie sono conosciute e familiari per molte persone, in Italia sono più di 6 milioni. Generalmente la causa è la carenza di iodio.

Secondo gli esperti, infatti, le patologie tiroidee potrebbero essere eradicate quasi totalmente proprio grazie alla sostituzione del sale comune con quello iodato, contenente 30 mg di iodio per chilo. La differenza tra i due sali non sta nel gusto, ma solo di qualche centesimo nel prezzo. In alcuni Paesi, come Scandinavia e Svizzera, la vendita esclusiva di sale iodato avviene già dal 1921 e ha portato alla scomparsa del gozzo tiroideo.

A essere di esempio in tema di iodioprofilassi in Italia, invece, per ora è solo l’Umbria, che da metà anni Novanta ha avviato nel comune di Alto Chiascio, dove era presente un’endemia di gozzo tiroideo, una campagna finalizzata all’incremento dell’uso di sale iodato. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra USL Umbria, Università di Perugia, comuni, scuole, associazioni di volontariato e supermercati si è rivelata estremamente efficace: in 6 anni l’aumento del consumo di sale iodato nell’alimentazione ha fatto drasticamente diminuire la presenza del gozzo nella popolazione, che è scesa dal 29% del 1995 all’8% del 2001. In alcune aree dell’Umbria la campagna di iodioprofilassi ha stabilizzato al 90% la vendita di sale iodato.

L’uso di questo sale nell’alimentazione giornaliera, seppur mantenendo valida l’indicazione generale di non esagerare con il sale per prevenire l’ipertensione e le malattie cardiovascolari, è fondamentale per raggiungere l’apporto giornaliero di iodio a noi necessario, che si attesta sui 150 ug/giorno. La presenza di questo elemento negli alimenti in natura (scopri i cibi ricchi di iodio) e nelle acque, infatti, è molto variabile e spesso molto scarso rispetto al nostro fabbisogno giornaliero, che diventa più alto nei bambini e nelle donne in gravidanza. Una carenza di ormone tiroideo durante la vita fetale e neonatale, infatti, può avere effetti diversi, fino all’arresto irreversibile della maturazione dell’encefalo con gravi conseguenze sullo sviluppo intellettivo e relativo ritardo mentale, sordomutismo e paralisi spastica del bimbo.

Se l’alimentazione ha un grande peso nella prevenzione delle patologie tiroidee, anche l’ambiente in cui viviamo può contenere dei fattori di rischio, come inquinamento, fumo, radiazione e pesticidi.

Nonostante il buon esempio dato dall’Umbria in Italia e nonostante i casi di Scandinavia e Svizzera, l’Europa oggi rimane una delle aree a più basso consumo di sale iodato nelle famiglie: solo il 27% rispetto al 90% delle famiglie americane.

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